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Articoli dei CITTADINI


Segnalazioni, foto, video, commenti, anche critici, ma sempre con educazione.  Comunque motivati e documentati.

Su come la Giunta del Comune di Bologna assegna le strutture pubbliche (dei cittadini) – 1

Il Circolo Tennis Nettuno (o A,S.D. Nettuno Tennis Club) è nato circa sessanta anni fa su iniziativa di alcuni  CITTADINI che chiesero al Comune di Bologna la disponibilità di unarea, allora dismessa, per realizzare alcuni Campi da Tennis di cui erano appassionati, a proprie spese.

Il Comune di Bologna in cambio della concessione, ha sempre ricevuto in pagamento un contributo da parte dellAssociazione, che ha sempre investito a proprie spese sulla struttura stessa, che conta su 6 Campi da Tennis, uno da padel e due da calcio, ed è sempre stata disponibile a fornire le proprie strutture A LICEI CITTADINI e ai giovani del Bologna FC per la pratica sportiva.  Allinterno della struttura dal 2000 operava una Accademia di Tennis, che oltre a formare sportivamente migliaia di ragazzi, ha sempre sviluppato in estate un progetto di Campi Estivi, come ausilio alle famiglie.   AllAccademia sono affiliati Tennisti iscritti a Federazione Italiana Tennis come agonisti.

Come regolarmente accade,  nel 2021 la struttura, essendo di proprietà comunale, è andata a Bando, per essere assegnata ad una gestione per altri 20 anni.

Al Bando hanno aderito due ASD, la ASD Nettuno Tennis club, e la nuova costituita Nettuno Sport Center.   Il Comune di Bologna ha assegnato a questultima la gestione degli impianti per 20 anni (in allegato la determina visibile sul sito del Comune di Bologna)

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Ora, sino a qua tutto regolare, almeno sul piano formale.

Poi sono iniziati i problemi.

1) In primo luogo la Nettuno Sport Center, che era stata appena costituita, pare senza avere i requisiti formali per partecipare al bando, con possibili risvolti penali per il Presidente della neocostituita ASD.

2) In secondo luogo la decisione di assegnazione stessa (in allegato le due proposte), in cui si evince la differenza e non si capisce la ragione di assegnazione alla Nettuno Tennis Club, dato che non paga nulla al comune.

3) Il rispetto della proposta (che non è stata mantenuta dalla ASD Nettuno Tennis Club)

4) I tempi biblici consueti della magistratura per prendere una decisione ( e lo strano rimpallo tra tribunale ordinario, Amministrativo e TAR)

5) La possibilità concessa dal sistema  di fare ricorsi e controricorsi infiniti

6) La decisione del Comune di togliere finalmente allassociazione inadempiente la gestione del circolo

7) La nuova delibera del Comune che assegna ad un terzo la gestione temporanea del circolo sino a decisione definitiva del tribunale (servirà????)

8) La scomparsa della LICALZI da ogni decisione (ma perchè fa ancora lassessore ?)

In tutto questo, come in ogni telenovela che si rispetti, entrano anche supposte relazioni personali, definibile come amichettismo, che anche se non è penalmente rilevante, getta unombra sullAssegnazione stessa.

Dallarticolo del GIORNALE del ………. pare che la compagna della LICALZI, VANIA DAURA,    avesse un interesse nella gestione dei campi di calcio assegnata alla sua società.  La LICALZI e la sua compagna, come la   SIMONA VOLTA  e la sua compagna di vita, nonché socia , REBECCA ULIVI, pare appartengano allo stesso universo LGBQ+++ Che comunque hanno smentito, dicendo di aver  conosciuto la LICALZI solo in Comune per la presentazione del progetto.

Ora, al di la di queste voci da salotto, che poco importano, il problema fondamentale è che sono passati cinque anni.  e che chi ci ha rimesso e chi ci sta rimettendo, per una decisione e per una gestione, diciamo non adeguata,  sono i 220 soci che si sono trovati senza una sede, i ragazzi dellassociazione tennistica che sono stati estromessi, i cittadini che hanno visto lievitare i costi dellaffitto orario del campo stesso.

E dire che già alla presentazione dei due progetti (Maggio 2022 in allegato)  erano state sollevate obiezioni dalle minoranze (FDI votò contro, sollevando obiezioni sui progetti e costi).

Quindi, come al solito, i CITTADINI pagano le tasse, e non hanno la disponibilità di una struttura sportiva che  è stata per anni un fiore allocchiello, e di una struttura utile ai giovani e alle scuole.

 

I Topi – Dino Buzzati 1958

Nel 1958 Dino Buzzati pubblicò I topi, uno dei racconti più inquietanti e profetici della letteratura italiana del Novecento. Apparentemente è una storia semplice: in una grande casa di campagna iniziano a comparire alcuni topi. All’inizio sembrano pochi, quasi insignificanti. Qualcuno li nota nei corridoi, altri sentono rumori nei muri. I domestici si preoccupano, ma il padrone continua a rassicurare tutti. Dice che non è nulla di grave. Dice che sono casi isolati. Dice che allarmarsi sarebbe eccessivo.

Ma i topi aumentano.

Entrano nelle stanze, occupano i magazzini, si moltiplicano ovunque. Diventano sempre più aggressivi, sempre più presenti. Eppure nessuno trova il coraggio di affrontare seriamente il problema. Tutti preferiscono fingere che la situazione sia ancora sotto controllo. Fino a quando la casa non appartiene più realmente ai suoi proprietari.

Buzzati non stava parlando soltanto di animali. Stava raccontando la dinamica con cui le civiltà decadenti reagiscono ai pericoli: prima negano, poi minimizzano, infine si arrendono lentamente alla realtà.

Ed è impossibile non vedere un parallelo con ciò che sta accadendo oggi in Europa.

Da decenni il continente europeo sta vivendo una trasformazione demografica, religiosa e culturale enorme, legata soprattutto all’immigrazione islamica proveniente da Africa, Medio Oriente e Asia. In molte città europee esistono ormai quartieri interamente islamizzati, dove la cultura occidentale arretra progressivamente e dove spesso si affermano valori incompatibili con quelli europei: separazione rigida tra uomini e donne, ostilità verso la laicità, rifiuto dell’integrazione, radicalizzazione religiosa.

Eppure ogni volta che qualcuno prova a porre apertamente il problema, la risposta del sistema culturale europeo è sempre la stessa: negare, minimizzare, censurare moralmente.

Non si può parlare di islamizzazione.

Non si può parlare di sostituzione culturale.

Non si può parlare del rapporto tra immigrazione incontrollata e radicalismo islamico.

Chi lo fa viene immediatamente marchiato come razzista o estremista.

Esattamente come nel racconto di Buzzati: i topi aumentano, ma il padrone continua a ripetere che va tutto bene.

Nel frattempo l’Europa ha già conosciuto decine di attentati islamisti. Parigi, Nizza, Londra, Bruxelles, Berlino, Madrid, Vienna. Auto sulla folla. Coltelli. Bombe. Civili massacrati mentre passeggiano, assistono a concerti o festeggiano il Natale. Sempre lo stesso schema. Sempre la stessa ideologia: l’islamismo radicale che considera l’Occidente una civiltà nemica da colpire e umiliare.

Ma anche davanti all’evidenza, gran parte delle élite europee continua a comportarsi come i personaggi di Buzzati. Preferiscono modificare il linguaggio piuttosto che affrontare il problema. Parlano di “disagio”, di “emarginazione”, di “follia individuale”, evitando accuratamente di riconoscere la dimensione ideologica e religiosa di molti attacchi.

La verità è che una parte dell’Europa sembra avere perso fiducia nella propria identità. Ha paura di difendere apertamente la propria civiltà perché teme di apparire intollerante. Così rinuncia lentamente a se stessa. Rinuncia alle proprie radici cristiane, alla propria cultura, ai propri valori storici, perfino al diritto di dire che esiste un problema.

Ed è proprio questa debolezza che rende possibile l’avanzata dell’islamismo.

Perché nessuna conquista avviene soltanto con la forza. Le civiltà crollano soprattutto quando smettono di credere nella propria legittimità. Quando si vergognano della propria storia. Quando considerano la difesa della propria identità un gesto moralmente sospetto.

Il racconto di Buzzati diventa allora una metafora quasi perfetta dell’Europa contemporanea. I topi non vincono perché sono irresistibili. Vincono perché nessuno ha il coraggio di fermarli quando è ancora possibile farlo.

Oggi molti europei iniziano a percepire questa trasformazione con inquietudine. Vedono cambiare i quartieri, le scuole, le città. Vedono crescere tensioni religiose e culturali. Vedono l’aumento del radicalismo islamico. Ma soprattutto vedono una classe dirigente incapace perfino di nominare il problema.

E una società che non riesce più a dire la verità a se stessa è una società destinata lentamente a perdere il controllo della propria casa.

Proprio come accade nel racconto di Buzzati. la sostanza del tuo articolo.

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